Sussidio CEI per la Celebrazione delle Esequie
Pur non essendo un rituale in senso stretto, questo testo ne costituisce un valido arricchimento alla luce della fede pasquale. Indicazioni preziose nel caso della cremazione.
Il capitolo delle esequie è, senza dubbio, uno dei più sentiti e praticati a livello ecclesiale, tanto dal versante celebrativo che da quello pastorale. In questi anni non è mancata un’adeguata sussidiazione, soprattutto con finalità di indirizzo sia teologico, con i numerosi documenti pubblicati dagli episcopati e i richiami magisteriali (non ultimo quello recente di Benedetto XVI nell’incontro annuale con il clero di Roma, relativo all’oblio dei novissimi nella predicazione), sia celebrativo.
Le pubblicazioni pullulano, ma, dal versante strettamente rituale, tutto è fermo al lontano 1974, anno in cui è apparso il Rito delle Esequie (=RE) in lingua italiana.
Il sussidio CEI, appena edito, dalla tonalità pasquale persino nella titolazione (Proclamiamo la tua risurrezione), si colloca proprio in tale prospettiva.
È fondamentale questa indicazione, evidenziata dal sottotitolo, perché non si vuole assolutamente pensionare il rituale in uso, debitamente approvato a suo tempo. Lo dichiara apertamente, nella sugosa presentazione, il vescovo Felice Di Molfetta, che ha fortemente sostenuto questa pubblicazione in tutto il suo iter, a nome della commissione competente della CEI, e ne ha accelerato con successo i tempi di edizione: “Tale sussidio –egli afferma- non intende sostituire in alcun modo l’attuale RE, né può essere considerato una sua appendice, non essendo in senso proprio un libro rituale” (p. 6).
Questa è, allora, la sua caratterizzazione, che ne fa uno strumento d’uso e, perciò, di natura sua destinato alla sperimentazione. Una scorsa, seppur rapida, al testo permette di riscontrare che, pur non essendo un rituale in senso stretto, tuttavia ne costituisce un insostituibile arricchimento.
Infatti non si presenta come uno zibaldone di preghiere, ma contiene continue precisazioni rituali (così si oserebbero definire le “rubriche”, che punteggiano tutto il testo, anche se non scritte in rosso!) e un autentico lezionario, con tanto di ritornelli ai salmi musicati.
Inoltre i vari momenti celebrativi sono introdotti da brevi “premesse”, che ne scandiscono efficacemente la natura e forniscono il motivo ispiratore delle composizioni oranti, di cui sono sostanziati.
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Dall’insieme si evincono due attenzioni particolari:
- anzitutto alle persone “vive”. RE, infatti, ha soltanto qualche accenno, qua e là, ai familiari in lutto, mentre Proclamiamo la tua risurrezione esprime apertamente, in conformità al dettato di Sacrosanctum Concilium, che il soggetto della celebrazione esequiale è la Chiesa, cioè coloro che si adoperano per vivere gli ultimi momenti con il loro congiunto o si radunano per celebrare l’Eucaristia di commiato da lui.
Molte orazioni proposte fanno esplicito riferimento al familiari. Basterà, a conferma, questa preghiera conclusiva della prima visita alla famiglia del defunto: “Padre, siamo venuti in questa casa per testimoniare la nostra vicinanza a questa famiglia, che è stata duramente provata per la perdita del caro… Ci hai insegnato, Signore, a portare gli uni i pesi degli altri: nel tuo nome ci accostiamo al tuo Figlio, perché, nella luce della Pasqua, N. sia liberato da ciò che ha appesantito la sua vita. Asciuga le nostre lacrime con la tua Parola di consolazione. Noi ci affidiamo a te, nostro Padre, perché il tuo Spirito ci sostenga nel riprendere il cammino che ci attende” (p. 21). Oppure, nel “momento di preghiera sul luogo della cremazione”, così si propone di introdurre la celebrazione: “In questo momento le nostre parole sono espressioni di ricordo del nostro fratello, di consolazione agli amici e ai parenti. Di fronte ai dubbi e allo sconforto Gesù Cristo con il suo Vangelo prende parte alla nostra conversazione, ridonando speranza e continuando a promettere un futuro di vita eterna. Non è facile per noi ascoltare una parola nuova sulla morte e sulla vita; per questo preghiamo” (p. 126).
- L’altra attenzione emergente è costituita dalla rilettura della situazione umana alla luce della fede pasquale. Chiaramente questa connotazione è rilevabile anche in RE. Tuttavia qui trova più larga esplicitazione, in quanto nella celebrazione della Pasqua si tiene conto anche del momento della croce, cioè degli interrogativi suscitati dal mistero della morte.
Il “ministero di consolazione”, di cui si parla nelle Premesse a RE, riferito al presbitero, che viene significativamente presentato come “educatore della fede e ministro del conforto cristiano”, in questo testo viene attuato in vari momenti e modalità.
Ad esempio, nell’introduzione alla Veglia di preghiera, si pronunciano queste “parole di accoglienza”: “La morte ha bussato alla porta della famiglia del nostro fratello. Di fronte al mistero della morte e della sofferenza le parole non sono sufficienti per superare lo sconcerto del cuore; le parole sembrano perdere forza e le labbra tendono a restare mute. Una sola è la parola in grado di gettare un raggio di luce sulle tenebre che circondano la morte…” (p. 28).
Così, nel chiudere la bara di un giovane, si prega: “O Padre, troppo poco abbiamo potuto allietarci del volto di N., a noi strappato nella sua giovinezza. Asciuga le nostre lacrime, veglia e ricolma i silenzi del nostro cuore perché possiamo affrontare con il tuo aiuto il futuro che riserverai a ciascuno di noi” (p. 73).
L’esemplificazione potrebbe continuare, ma sembra sufficiente per avvalorare pienamente quanto il citato vescovo asserisce nella presentazione: “La grande forza, sconvolgente e sorprendente del messaggio pasquale che scaturisce dalla celebrazione cristiana della morte, il sussidio pastorale intende riproporre, attraverso i suoi testi e le sue preghiere, facendosi carico di assumere il dolore di chi è toccato dalla morte nelle sue più diversificate espressioni annunciando, nella certezza di fede, che il nostro Dio non è lontano da questa indicibile, dolorosa esperienza ma che la condivide con i suoi figli” (p. 5).
- In occasione della celebrazione delle esequie
Il sussidio pastorale intende situarsi proprio come arricchimento della celebrazione esequiale vera e propria, nel senso che, finalmente, rende fecondi quei capitoli che, soprattutto a livello di composizioni oranti, appaiono “ingessati” nella loro aulica immutabilità, in quanto non rispecchiano affatto la specificità del momento rituale.
In RE, tanto per intenderci, il rito nella casa del defunto presenta le medesime orazioni utilizzate nella veglia e nella celebrazione eucaristica. Ora, invece, le varie preghiere e citazioni bibliche trovano la loro giusta collocazione, divenendo in senso stretto preghiere rituali e valorizzando aspetti o segmenti celebrativi del tutto ignorati. La scansione in cui si susseguono ne è la prova più sicura, così come le sei appendici: testi biblici, proposte di schemi per la liturgia della Parola, preghiere per varie circostanze, santo Rosario, preghiere dei fedeli, canti.
All’interno, poi, delle singole unità celebrative la modalità di morte di chi è portato a sepoltura (o cremazione) viene riconosciuta e additata. Ciò vale anche per le “esortazioni per introdurre il rito di commiato”, di cui RE presenta quattro modelli generici (e difatti molti presbiteri –la maggioranza?- si ferma alla prima, che è posta in prima pagina…), mentre ora sono offerte monizioni rispettivamente: per un laico, per una persona anziana, per un giovane, per un sacerdote, per un religioso, per una religiosa, per una persona deceduta improvvisamente (pp. 79-81).
Una chiosa a parte merita il capitolo dei funerali in caso di cremazione, che si apre con un’ampia e articolata introduzione, sia a livello dottrinale che rituale, con utili indicazioni pastorali. Qualsiasi presbitero ritrova così suggerimenti alquanto interessanti per il suo agire, motivato ampiamente, e indicazioni varie per affrontare al meglio una prassi che si va alquanto diffondendo in Italia, soprattutto al nord e al centro, e che non manca di suscitare interrogativi e perplessità.
Un giudizio sulla funzionalità e sui contenuti risulta, per lo meno, prematuro, oltre che improbo. Solo la prassi, cioè l’utilizzazione concreta di simile sussidio, porterà gradualmente a rilevarne i pregi e gli immancabili limiti. Trattandosi, però, di un sussidio e non di una pubblicazione “ufficiale” a livello di Chiesa italiana, nulla vieta che, proprio dalla prassi, provengano i suggerimenti adeguati per un miglioramento e un ulteriore arricchimento. Per ora ci si ferma qui, ponendolo “nelle mani di quanti sono chiamati a svolgere il prezioso servizio di accompagnamento e di sostegno nelle fasi del lutto a tutti coloro che si trovano nel dolore: i presbiteri e i diaconi, i ministri istituiti e i laici impegnati nell’azione pastorale” (p. 6), annota ancora mons. F. Di Molfetta.
L’auspicio è, perciò, che non resti dimenticato in sagrestia, tra i libri accatastati come legna da ardere, ma sia davvero in mano di chi adempie questo delicato ministero. Tale, almeno, si ritiene sia quello del conforto e del sollievo, in un frangente drammatico della vita, per non dire tragico, qual è la morte.
Per onestà non si possono annoverare già limiti “strutturali”: all’ariosa impaginazione, con richiami a latere del capitolo che si sta celebrando, non corrisponde altrettanta chiarezza grafica. Alla prova dei fatti, considerando anche le situazioni ambientali non sempre propizie alla celebrazione (obitori, case private, intemperie e imprevisti vari, tipici della “situazione”), il carattere di stampa risulta troppo piccolo, non soltanto per persone con difficoltà visive.
Il tipo di carta, poi, ancor più contribuisce a renderne difficile la leggibilità, tenendo conto che si tratta di momenti emotivamente intensi, anche per gli stessi presbiteri. Da questo versante si rimpiange la nitidezza di RE e degli altri rituali CEI. Pure questo particolare, per nulla secondario, insieme alla stessa rilegatura troppo rigida, imporrà senza dubbio di mettere in conto fin d’ora ripensamenti e arricchimenti, senza nessuna pretesa di accelerare i tempi.
D’altra parte, anche il costo, del tutto accessibile, aggiunge il tocco finale a un’operazione che, in sintesi, risulta quanto mai encomiabile. Sicché sembra d’obbligo formulare l’augurio che tale operatività ecclesiale possa estendersi anche ad altri capitoli di vita pastorale, per una liturgia che sempre più sia “seria, semplice e bella, veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile” (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 49).
Gianni Cavagnoli
(Settimana/24 febbraio 2008/n. 8)
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