Editoriale del sito vivailconcilio.it
«Pianta dei cippi, metti pali indicatori, sta’ bene attento alla strada, alla via che hai percorso» (Geremia 31,21). Conservare la tradizione antica è il grande obiettivo della cura pastorale per la liturgia, che l’ultimo secolo e mezzo aveva avuto difficoltà a mantenere viva e che viene ora garantito dal rito di Paolo VI. Nel periodo che ha preparato il Concilio ci si era resi conto che lo sviluppo post-tridentino della tradizione a-veva sempre più offuscato il suo senso e la sua radice, irrigidendosi in una ple-tora e di norme e di forme insostenibili. Da questa difficoltà di quasi due secoli è sorto il desiderio di “adattare” e di “aggiornare” le pratiche rituali, al fine di recuperare il loro valore di fonte per la identità cristiana. La tradizione, infatti, per avere continuità, deve saper cambiare. Se invece affianchiamo alla tradizio-ne rinnovata una tradizione vecchia, permettiamo ad una nostalgia di corto re-spiro di minacciare la tradizione stessa, di interromperne le vie di comunicazio-ne e di trasformazione principali. La tradizione muta nel tempo, ma diventa tradizionalismo quando non accetta questo strutturale cambiamento e si fissa in modo rigido, con pretese della perennità. In questo modo muore la tradizione: in nome di attaccamenti personali e di sensibilità nostalgiche… Oggi credo che la forma migliore di prudenza ecclesiale consista nel parlare sinceramente, nel manifestare i problemi aperti e i rischi poco considerati, con rispetto critico e con critica rispettosa. Ma quasi tutti tacciono. Il papa non deve essere lasciato solo con i suoi più stretti collaboratori, che spesso dimostrano un grande diso-rientamento in questioni di liturgia. Bisogna che i fratelli nell'episcopato e i teo-logi con qualche competenza parlino tra loro, con il popolo di Dio e con il pa-pa, per aiutarlo a considerare la questione liturgica in modo più integrale e me-no astratto. Altrimenti la comunione ecclesiale soffrirà troppo, si alimenterà ancora di inutili mormorazioni e dimenticherà la grazia della parresia. Essere in comunione vuol dire poter essere sinceri. Nella sincerità e nel confronto, tutto è per il meglio. Solo così la Ecclesia si mostra veramente Universa e i Pontifices appaiono davvero Summi.
Sintesi redazionale dell'intervista di A. Grillo |