Dal Presidente della CEL
Archivi ecclesiastici“Luoghi” di santità
(da Settimana/10 gennaio 2010/n. 1)
(Questo articolo è tratto dall'intervento, non ripreso integralmente, che mons. Di Molfetta ha tenuto al 23° convegno nazionale degli archivisti ecclesiastici (Assisi, 30/9-3/1)
Per quello che mi è dato di conoscere in materia di archivistica, mi rimbalzano nella mente termini come acta visitationis, relationes ad limina, acta synodalia, matrimonialia, monialium, legatorum, confraternitatum, criminalia, acta punitionum...
È noto il pensiero di Paolo VI che qui riporto, perché mirabile e suggestivo: «È il Cristo che opera nel tempo e che scrive, proprio lui, la sua storia sì che i nostri brani di carta sono echi e vestigia di questo passaggio della chiesa, anzi del passaggio del Signore Gesù nel mondo. Ed ecco che, allora, avere il culto di queste carte, dei documenti, degli archivi, vuoi dire, di riflesso, avere il culto di Cristo, avere il senso della chiesa, dare a noi stessi e dare a chi verrà la storia del passaggio di questa fase del transitus Domini nel mondo».1
Tra storia e mistero
Immersi in questa corrente calda, vivente e dinamica dell'hodie salvifico, gli archivi ecclesiastici diventano pertanto luoghi, luoghi tra i luoghi della memoria e della tradizione; sì, di quella tradizione da intendersi come deposito di energie accumulate nelle interpretazioni della santità nelle sue svariate condizioni di vita e di civiltà toccate dal messaggio di Cristo, per diventare fonte dalla quale i cristiani possono trarre ispirazione per definire la loro originale risposta all'universale chiamata alla santità.2 Perciò gli archivi delle cause dei santi, quale esempio più emblematico, presenti nelle nostre curie o negli istituti e congregazioni religiose, non possono essere elevati al rango di "reliquie", e gli stessi archivi, pensati come decorose tombe di famiglia dove i faldoni prendono le caratteristiche dei loculi. Essi invece sono spazi vitali che custodiscono un grande patrimonio di teologia vissuta da coloro che ora sono coronati di gloria e offrono un rilevante aiuto all'indagine teologica.3
[...] continua
Piace in tal senso riportare un'affermazione di Giovanni Paolo II che, intervenendo ad un atto accademico della pontificia università Urbaniana l'11 novembre 1998 affermava: «È ora che l'esperienza e il pensiero dei santi siano più attentamente e sistematicamente valorizzati per l'approfondimento della verità».4 Nondimeno, l’allora card. Ratzinger amava anch'egli pensare così; lui, l'acuto teologo dogmatico, sosteneva: «Senza il realismo dei santi, senza il loro contatto con la realtà in questione, la teologia diventa un gioco intellettuale vuoto e perde pure il suo carattere scientifico».5
A Bressanone, il 6 agosto 2008, papa Ratzinger sembra ritornare su questo aspetto ermeneutico della vita dei santi e del loro passaggio all'interno della storia: «I santi sono la più grande apologia della nostra fede. Gli argomenti portati dalla ragione sono assolutamente importanti e irrinunciabili, ma poi da qualche parte rimane sempre il dissenso. Invece, se guardiamo i santi, questa grande scia luminosa con la quale Iddio ha attraversato la storia, vediamo che lì veramente c'è una forza del bene che resiste ai millenni, lì c'è veramente la luce della luce».6
Se la santità è "luogo teologico" in cui risplende nel mondo il carattere realistico e prolettico della fede cristiana, e l'esistenza in Cristo condotta dai santi è testimonianza della verità e dell'applicazione soteriologica della rivelazione, gli archivi e gli archivisti ecclesiastici potrebbero aiutare i teologi e contribuire a dar valore di senso a quanto viene affermato nei Praenotanda al Martirologio Romano: «La vita dei santi risplende nel corso del tempo come una continuazione o memoria della vita di Cristo sia in questo mondo, perché manifesta la gloria della sua risurrezione, sia nella gloria del cielo, ed è proposta ai fedeli come una stella che differisce da ogni altra in splendore (cf. ICor 15,40-41): "tutto passa ma la gloria dei santi perdura in Cristo, che tutto rinnova, mentre lui rimane in eterno"».7
Gli archivi svolgono una duplice funzione: statica e dinamica. Ciò, sia in rapporto con il mistero di santificazione, sia con i suoi luoghi; ne conservano le testimonianze e ne alimentano la memoria, rendendo così un peculiare servizio tanto alla ricerca scientifica quanto alla vita e alla missione della chiesa che chiama tutti i suoi figli di ogni condizione e ordine alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità, ossia ad una santità che promuove anche all'interno della società terrena un modo di vivere più umano.8
In quanto scrigni della memoria e ricollocati nel mistero dalla santificazione in Cristo e nella chiesa, gli archivi ecclesiastici custodiscono perciò le testimonianze prevalentemente scritte dell'incontro degli uomini con la grazia santificante; come pure della vita dei fedeli nel loro cammino di perfezione in e attraverso i luoghi ad esso deputati: cattedrali, parrocchie, monasteri, conventi e seminari, noviziati, case religiose, oratori confraternali, oratori pubblici, semipubblici e privati, santuari, ospedali, cimiteri, centri di spiritualità, cappellanie universitarie e del lavoro, case per esercizi spirituali...
Tre luoghi significativi
E - poiché la documentazione raccolta in questi archivi attesta il percorso di santificazione compiuto dai singoli fedeli, dalle comunità, dai gruppi e dai movimenti, attraverso la percezione dei sacramenti e la partecipazione alla vita liturgica - è d'obbligo evidenziare tre luoghi che ritengo tra gli altri altamente significativi: la cattedrale, la parrocchia, le chiese confraternali.
1. «Santificati in Gesù Cristo, chiamati ad essere santi» (ICor 1.2). Alla luce di quello che siamo venuti dicendo, il luogo storico, spaziale e sacramentale in cui viene a esplicitarsi in pienezza il pensiero paolino è decisamente la chiesa cattedrale laddove il vescovo, ministro della grazia del supremo sacerdozio esercita il munus sanctificandi.9 Fra tutte le chiese di una diocesi essa è unica e insostituibile perché, secondo una folgorante affermazione di Ambrogio, essa è l'eredità di Cristo.10
Segno preclaro della comunità cristiana e luogo in cui si realizza la «precipua manifestatio Ecclesiae»11 nelle celebrazioni presiedute dal vescovo, la chiesa cattedrale è «punto focale»12 e centro di irraggiamento di tutta l'economia sacramentale che, come da fiume, profluisce la grazia per mondare beneficamente l'intera famiglia dei credenti.
Giovanni Battista Montini, ancora arcivescovo di Milano, riaprendo al culto la restaurata cattedrale di Crema, concludeva il suo discorso con queste parole, davvero profetiche, dicendo che la sacra liturgia «è la voce propria della cattedrale [...] è il mistero della chiesa al suo vero posto, nella sua più gloriosa e misteriosa epifania [...]. È la liturgia che fa corrispondere ad ogni pietra morta un'anima viva; è la liturgia che svela e realizza il segreto della cattedrale».
Se, tra i templi della diocesi, il posto più importante spetta alla chiesa cattedrale, luogo dove si realizza il momento più alto della vita della diocesi e si compie l'atto più eccelso e sacro del munus sanctificandi del vescovo,14 è in essa che infatti il vescovo presiede la messa crismale; conferisce il sacramento dell'ordine, della confermazione; la consacrazione delle vergini; da inizio e conclude un sinodo o la visita pastorale; celebra abitualmente l'eucaristia nel giorno del Signore, nella festa dei santi patroni della diocesi, nell'anniversario della dedicazione della chiesa cattedrale e in speciali circostanze di rilievo per la vita della comunità:15 eventi questi che, pur avendo nella chiesa cattedrale il loro luogo proprio e normale, sono destinati a segnare, attraverso gli atti relativi, la storia comunitaria di una chiesa particolare e personale di chierici, religiosi, laici, fedeli tutti.
2. Il secondo luogo in cui si registra il transitus Domini con la sua azione di grazia è da annoverarsi senza dubbio la parrocchia quale gemmazione della Matrix Ecclesia. «Poiché nella sua chiesa il vescovo non può presiedere personalmente sempre e dovunque l'intero suo gregge, deve costituire per ciò delle assemblee di fedeli, tra cui hanno un posto preminente le parrocchie organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del vescovo: esse infatti rappresentano la chiesa visibile stabilita su tutta la terra».16
È in questa visione dinamica che prende valore di senso il dettato codiciale: «In ogni parrocchia vi siano i libri parrocchiali e precisamente il libro dei battezzati, dei matrimoni, dei defunti, e altri eventualmente prescritti dalla conferenza episcopale o dal vescovo diocesano; provveda il parroco che tali libri siano compilati accuratamente e conservati con diligenza (accurate conscrìbantur atque diligenter asserventur)».17
E, se per diritto comune sono prescritti tre libri: dei battezzati, dei matrimoni, dei defunti; per diritto particolare, ossia per disposizione della conferenza episcopale o del vescovo diocesano, possono essere prescritti anche altri. La Cei, in data 23 dicembre 1983, ha prescritto il registro delle cresime, dell'amministrazione dei beni e dei legati e ha raccomandato i registri delle prime comunioni, dello Status animarum e della Cronaca parrocchiale.18
La rilevanza giuridico-pastorale annessa dal legislatore ai registri parrocchiali è tale che, degli eventi celebrativi, viene prescritta la prova e la registrazione del battesimo;19 la prova e l'annotazione del conferimento della confermazione;20 la registrazione del matrimonio (quam primum adnotet in matrimoniarum regestis...);21 la registrazione dell'atto di morte dei fedeli della parrocchia,22 a cui si deve aggiungere anche il capitolo riguardante le persone alle quali si devono concedere o negare le esequie ecclesiastiche.23
La disciplina canonica prescrive, perciò, che in ogni parrocchia «habeatur tabularium seu archivium in quo libri paroeciales custodiantur»24 nonché le lettere dei vescovi e tutti i documenti che, per la loro utilità o importanza, meritano di essere conservati: gli atti di fondazione, gli strumenti notarili concernenti i beni ecclesiastici, l'inventario dei beni immobili e dei beni mobili preziosi, l'elenco dei legati...: «tutti questi libri e documenti devono essere ispezionati dal vescovo diocesano o da un suo delegato durante la visita pastorale o in altro tempo opportuno, e il parroco abbia cura che non vadano in mano di estranei».25
La documentazione raccolta negli archivi parrocchiali, in base alla legislazione canonica appena richiamata, attesta senza dubbio il percorso di santificazione compiuto dai fedeli nelle singole comunità locali attraverso la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, canali ordinari della grazia, lasciandovi nel tempo una traccia preziosa della loro esperienza religiosa destinata ad essere ricordata e tramandata nel cammino della chiesa, ma non esclusivamente per motivi di carattere giuridico.
3. Come terzo luogo di santificazione, non disdegnerei di prendere in considerazione le confraternite la cui vita spirituale si svolge nelle chiese confraternali e/o rettoriali che costellano i nostri centri storici cittadini, delineando, sotto il profilo urbanistico, percorsi emergenti di fede, arte e cultura. E, proprio perché legate a riti e colori della festa, esse rendono popolare il volto della chiesa sul territorio, dando luogo a una sorta di «cattolicesimo popolare».26
Gelosamente custodi della storia e della tradizione, e talvolta perfino disprezzati, i sodalizi confraternali con le loro espressioni cultuali ispirate a devozioni varie, formano oggi un po' dappertutto l'oggetto di una provvidenziale riscoperta;27 tant'è che confraternite e pietà popolare hanno costituito da sempre un binomio inscindibile.
È noto che tra i fini istituzionali dei sodalizi confraternali, oltre alle motivazioni sociali e solidaristiche, vi è la promozione del culto, strettamente connessa alla formazione spirituale e all'impegno di tendere alla santità, seguendo gli esempi di autentica perfezione cristiana legati alla vita di Gesù Cristo, specialmente della sua passione morte e risurrezione; alla devozione verso la Vergine Maria, onorata e invocata con i più svariati titoli, e verso i santi.
D'altronde, la storia delle nostre confraternite presenti in tutti i nostri paesi con la ricchezza documentaria dei loro piccoli o grandi archivi ci attesta che esse sono state «scuole popolari di fede vissuta e fucina di santità».28 Tant'è che non pochi sodali, con coraggio e grande fede, nel corso dei secoli, si sono contraddistinti come strenui e generosi operai dell’evangelo, talora sino al sacrificio della vita, divenendo "frumento" e "lievito" evangelico.
E, se la storia è il cantiere in cui ferve l'opera dello Spirito lasciandoci tracce durature, fruibili ancor oggi, c'è da constatare in maniera sorprendente che attualmente un terzo delle opere d'arte sacra sono commissionate dalle confraternite. In tal senso, gli inventari parlano chiaro: accanto a statue votive o dipinti di santi patroni fatti realizzare da una committenza confraternale esigente e di alto spessore culturale ai migliori artisti dell'epoca, sono da ricordare, a mo' di esempio, veri capolavori anche musicali come lo Stabat Mater (1735) di Pergolesi su commissione della confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo. Che dire poi di tutto il ciclo pittorico (1564-1588) del Tintoretto a Venezia nella Scuola di San Rocco, delle Sette Opere di Misericordia (1607), il celebre dipinto del Caravaggio conservato nella chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli? Le nostre chiese confraternali custodiscono ancora oggi un ricco patrimonio di suppellettile sacra di alta e nobile fattura artistica, espressione di intensa vitalità e ricerca del bello.
Fede e devozione, carità operosa e solidale, munificenza e magnificenza costituiscono l'innegabile e visibile eredità delle confraternite quale luogo eloquente del passaggio e del soggiorno di Dio che, nel tempo, ha compiuto meraviglie di grazia a perenne edificazione e monimentum per le generazioni a venire.
Dentro le luci e le ombre
Se gli archivi ecclesiastici conservano scritti e testimonianze riguardanti la vita esemplare di alcuni fedeli (epistolari, documentazione sulla prassi devozionale, vita di pietà, iniziative di carità connesse ai luoghi pii), nondimeno essi registrano anche il rifiuto della grazia. Si pensi in tal senso alle conversioni ad altre religioni e alle apostasie; al fenomeno ricorrente oggi dello sbattezzare; al rifiuto del matrimonio-sacramento e dei sacramenti in articulo mortis; delle esequie cristiane; la negazione di esse a coloro che hanno chiesto la cremazione in odium fidei, si pensi, infine, a tutto ciò che riguarda casi e fenomeni di eterodossia, devianze religiose, controtestimonianze alla vita cristiana ed ecclesiale con rapporti, relazioni, denunce, processi, condanne, assoluzioni, dispense, penitenze...: il tutto, ben custodito nei faldoni d'archivio.
Ma non è forse questo il percorso della grazia nell'oggi della storia, un percorso segnato dall'indefettibile certezza del Deus praesens che cammina nel tempo ma contrassegnato da luci e ombre? E non è forse la storia anche il luogo in cui il mysterium pietatis (ITm 3,16) è destinato a convivere e/o scontrarsi con il mysterium iniquitatis (2Ts 2,7)?*
Felice di Molfetta
vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano
1 Paolo VI, Allocuzione agli archivisti ecclesiastici, 26 settembre 1963.
2 Cf. LG 40.
3 Cf. NMI 27.
4 Giovanni Paolo II, Insegnamenti, (1998), XXI, Città del Vaticano, 2000, voi. 9, 998.
5 Ratzinger I, "Credere, cioè vedere", in 36» Giorni, n. 12,1981.
6 Benedetto XVI, Colloquio con il clero di Bolzano-Bressanone, 6 agosto 2008.
7 "Praenotanda", 10.
8 Cf. "Praen." al Mart. Rom., n. 1.
9 Cf. LG 26.
10 Ambrogio, Cantra Auxentium, 18. n SC 41.
12 Giovanni Paolo II, esortazione apostolica post-sinodale Pastores gregis sul vescovo servitore del vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo, 16 ottobre
2003. 34.
13 Montini GB., Discorsi e scritti milanesi (1954-1963), II (1958-1960), Istituto Paolo VI, Editrice Studium, Brescia 1977, p. 2792.
14 Cf. Congregazione per i vescovi, Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi, Apostolorum successores, LEV
2004. n. 156, p. 166.
is Cf. PG 34.
16 SC 42.
" CJC, can. 535 § 1.
i» Cf. ECEI/3, p. 915, nn. 1594-1959, EDB, Bologna 1992.
« CJC, can. 877 § 1.
20 Ivi, can. 895.
21 Ivi, can. 1121 § 1.
22 Ivi, can. 1182.
23 Cf. ivi, cann. 1183-1185.
24 Ivi, can. 535 § 4.
25 Ivi, can. 535 § 4.
26 Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia, LEV 2002, 10.
27 Cf. Paolo VI, esortazione apostolica Evangelii nuntiandi 37.
28 Ibid.
Felice di Molfetta
vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano |