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ERIK PETERSON,
LA PRESENZA TEOLOGICA D’ UN OUTSIDER

 

Simposio internazionale nel cinquantenario della morte

 

Roma, 24 - 26 ottobre 2010

 

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La tradizione liturgica della Chiesa di Roma


Tra teologia ed ermeneutica della continuita'

 

Non era un gruppo di “nostalgici” quello di coloro che si sono ritrovati a Roma per un Simposio organizzato per ricordare i 40 anni del Messale di Paolo VI, senza dimenticare la coincidenza dei 440 del Messale di Pio V. Al contrario, erano presenti un numero eloquente di persone provenienti da varie parti d’Italia e dall’estero allo scopo di riflettere insieme sulle prospettive teologiche che intrecciano temi e problematiche propri della tradizione liturgica della Chiesa di Roma.

Un’ampia serie di Istituzioni ha promosso il Simposio: la Pontificia Accademia di Teologia, la Rivista Liturgica, il Centro di Azione Liturgica, la Vita in Cristo e nella Chiesa la Rivista di Pastorale Liturgica, le riviste Armonia di voci, Chiesa oggi, Ephemerides Liturgicae, Temi di Predicazione – Omelie, unitamente all’Associazione dei Professori di Liturgia,allo scopo di approfondire aspetti che il liber princeps della Chiesa di Rito romano presenta e oggi sollecita in modo urgente.

[...] continua

Perché questo Simposio?

Il rincorrersi degli appuntamenti nella storia ha sempre un fascino… ma l’anniversario di eventi che hanno inciso nel tessuto ecclesiale richiama maggiormente l’attenzione e soprattutto costituisce un invito a conoscere sempre meglio ciò di cui si fa “memoria”.
La precisa coincidenza dei 40 anni dalla pubblicazione del Missale Romanum di Paolo VI (il Decretum porta la data del 26 marzo 1970) è stata all’origine dell’evento e della scelta dei due giorni di lavoro. Un anniversario che si pone in un momento preciso e delicato della vita della Chiesa che, proiettata verso il 50° del Vaticano II, si trova alle prese con il lavoro di traduzione e di adattamento dell’editio typica tertia del Missale Romanum (2002 e 2008).
È in questo contesto che si è svolto il Simposio con l’intento di cogliere il significato profondo del Missale e del Lectionarium, e il valore teologico, pedagogico e spirituale dei loro contenuti.
– Per il significato del Missale è presto detto: è il libro per eccellenza per esprimere la fede comune della Chiesa di Rito romano. In esso la lex orandi costituisce il luogo di incontro tra i contenuti della lex credendi e l’agire etico cristiano (lex vivendi). Ogni approfondimento di tipo teologico non è altro, pertanto, che un passo in più per cogliere le ricchezze che il linguaggio liturgico può offrire in vista di una sintesi che coinvolge in modo permanente e variegato le attese del fedele.
– In ordine ai contenuti è doveroso ricordare che molti di questi attendono ancora di essere conosciuti e meglio compresi. Oggi, più che in passato, si pone questo problema che chiama in causa la formazione e l’agire pastorale. La partecipazione in lingua viva permette di incontrare nei contenuti della lex orandi temi e concetti che rinviano essenzialmente al linguaggio e al messaggio biblico. Ma questo è un lavoro enorme, che richiede attenzioni pastorali e catechistiche, che domanda sensibilità e professionalità, e che coinvolge chi presiede e tutti coloro che attuano una ministerialità.
Approfondire pertanto in prospettiva teologica l’anello più recente della tradizione liturgica della Chiesa di Roma è svolgere un servizio a questo inesauribile “dono” che i Padri del Vaticano II hanno voluto approvando il dettato di Sacrosanctum Concilium 50: «Il rito della messa sia riveduto in modo che appaiano più chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa più facile la partecipazione pia e attiva dei fedeli…». I Padri che hanno votato questo testo – al di là di vacue e fumose polemiche di questi nostri tempi – celebravano con l’antico rito, e quindi si rendevano ben conto di ciò che stavano approvando, e del capitolo nuovo che si stava delineando per la partecipazione liturgica nella Chiesa di Rito romano.

 

Quali obiettivi?

“Teologia ed ermeneutica della continuità”. È il sottotitolo che ha determinato la specifica angolatura del Simposio. Con grande realismo, e tenendo conto di come è stata accolta e recepita la riforma liturgica nella Chiesa di Rito romano, si coglie il bisogno di rispondere all’urgenza di attese che invitano a conoscere prima di parlare e di scrivere!
In questo orizzonte si pone la sfida di una comprensione teologica del Missale e del Lectionarium. Solo a partire da una corretta ermeneutica di questi due “libri” si coglie cosa sia e cosa implichi la celebrazione dell’Eucaristia, l’ascolto della Parola, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, la partecipazione piena attiva devota consapevole… ai santi misteri. È solo all’interno di tale approfondimento che si può fare una corretta ermeneutica della continuità!
Quando si afferma che il Messale di Paolo VI è veramente “tradizionale” viene da domandarsi: possibile? davvero? ma allora tutto quello che si dice attorno al Messale così detto di Pio V? Se non si conosce la storia, non si può fare ermeneutica; se non si coglie il senso teologico-pastorale delle decisioni conciliari in re liturgica (sia di Trento che del Vaticano II), non si può fare una corretta ermeneutica; se non si sanno leggere in profondità i contenuti di teologia liturgica racchiusi nei testi eucologici, non si può fare ermeneutica; se non si coglie l’intimo rapporto tra mensa della Parola e mensa eucaristica, non si può fare ermeneutica (si pensi ancora all’episodio di Emmaus!); se non si sa che quasi tutti i testi eucologici del Missale di Pio V si trovano nell’attuale Missale, non si può fare ermeneutica; se non si sa che l’attuale Missale è il più tradizionale perché racchiude un’abbondanza incredibile di testi della tradizione che la Commissione tridentina non conosceva, non si può fare ermeneutica; se non si comprende che il linguaggio rituale è finalizzato all’esperienza del mistero, non si può fare ermeneutica; se non si percepisce il concetto di partecipazione che il Vaticano II (e la conseguente riforma liturgica) ha fatto suo dopo un insieme di sollecitazioni portate avanti dal movimento liturgico, non si può fare ermeneutica… La retorica del “se” potrebbe continuare… Gli esempi addotti sono sufficienti per comprendere che la così detta “ermeneutica della continuità” è un percorso estremamente serio che non va affrontato in modo giornalistico ma solo attraverso un confronto con le fonti e senza preconcetti.
E oggi siamo particolarmente fortunati perché abbiamo a disposizione tutte le fonti relative all’inizio e alla fine della riforma tridentina. Mi riferisco alle collane edite dalla Libreria Editrice Vaticana – «Monumenta Liturgica Concilii Tridentini» (6 volumi, 1997-2005) e «Monumenta Liturgica Piana» (5 volumi dal 2007; gli Indices sono in stampa) – che hanno avuto l’obiettivo di aiutare a conoscere le fonti e a saperle valutare con sapienza.
Obiettivo del Simposio dunque è stato quello di cogliere l’essenza del Missale non al di là di ciò che appare (= ritualità) ma per dare fondamento a ciò che i sensi percepiscono in modo da favorire e realizzare un’esperienza sempre più profonda del Mistero della salvezza attraverso la celebrazione del memoriale.

 

Risultati immediati?

Il 26 marzo 1970 era un Giovedì santo. In quella occasione “pasquale” della Feria V in Cena Domini, la Congregazione per il Culto Divino de mandato eiusdem Summi Pontificis approvava il Decretum di promulgazione della edizione del Missale Romanum  predisposto ad normam decretorum Concilii Vaticani II.
Nel dichiarare l’edizione uti typica il documento – a firma del Cardinale Prefetto Benno Gut e del Segretario Mons. Annibale Bugnini – permetteva l’uso immediato dell’editio latina e, nel contempo, dava mandato alle Conferenze episcopali editiones lingua vernacula apparare
Il lavoro che è stato compiuto in questi primi 40 anni ha dell’incredibile qualora si prenda atto di ciò che la nuova edizione del Missale Romanum ha promosso nella vita della Chiesa di Rito romano. Questa prima affermazione farà pensare al lavoro di traduzione che fu subito attivato e che continua ad essere in progress per tante Chiese locali. È un dato di fatto questo, ma è da considerare come la base per una serie di altri elementi che qui poniamo a livello di indicazioni che di fatto si aprono su autentiche premesse per guardare avanti. Ed è dalal convalida di queste “premesse” che scaturiscono i primi immediati risultati.

 

A partire dai lavori del Simposio…

L’occasione dei 40 anni di vita del Missale Romanum può essere in sé fragile qualora ci soffermiamo solo a considerare il tempo trascorso e a verificare l’immenso lavoro che è stato compiuto attorno ad esso. Ma non è su questa fragilità di data che si è voluto appoggiare il senso di un Simposio.
Il termine “simposio” deriva da sýn – pósis (= bevuta) – pínein (= bere insieme); da qui il significato originario di “riunione che si svolgeva dopo il pranzo”; e soprattutto il significato derivato: “riunirsi insieme per discutere questioni e argomenti di comune interesse”. Ed effettivamente abbiamo voluto approfondire e discutere insieme nutrendoci di riflessioni che con modalità diverse hanno posto in evidenza – tra le tante che si potevano attivare e che rimangono quasi come un programma per i prossimi anni – alcuni ambiti che allo stato attuale riteniamo essenziali.
Osservando infatti l’orizzonte ecclesiale e senza scendere nel modo più assoluto a livelli di polemica, secondo lo stile appreso dai nostri Maestri (O. Casel, C. Vagaggini, S. Marsili, A.M. Triacca…), ci siamo accostati in modo serio ad una realtà che per tanti aspetti è ancora abbastanza sconosciuta.
La riflessione si è mossa a partire dalla Parola e soprattutto dalla sua “sacramentalità” (Felix M. Arocena). Ciò ha permesso di evidenziare in modo particolare l’azione dello Spirito Santo nell’incontro tra la Parola rivelata, donata, annunciata, spiegata… e il fedele che l’accoglie per lasciarsi trasformare.
L’attenzione si è sviluppata poi sul Missale globalmente considerato per osservarlo come il libro che più di ogni altro assicura la continuità della traditio (Matias Augé) e insieme lo strumento che attraverso i contenuti relativi alle tante celebrazioni mette meglio in evidenza la realtà del sacerdozio comune, base di ogni esperienza cultuale (Pietro Sorci).
La problematica che ruota attorno alle traduzioni del Missale e prima ancora alla traduzione della Parola di Dio in lingua viva non è di poco rilievo. Essa presenta aspetti e interrogativi la cui soluzione incide nella elaborazione di un’ermeneutica del mistero perché tocca il modo di esprimere un determinato concetto biblico o di teologia liturgica (Goffredo Boselli).
Non è possibile cogliere l’insieme della storia della salvezza se non ci si colloca nell’ottica della pedagogia attuata da Dio nel tempo e nella storia del popolo d’Israele. Da qui l’invito a cogliere i valori tipici del Missale e del Lectionarium nello specifico orizzonte di modalità con cui Dio educa il suo popolo e lo conduce nel tempo e nella storia sulle vie della salvezza (Mons. Luca Brandolini).
Finalmente, l’attenzione è stata ricondotta sul linguaggio rituale: è dall’accostamento attento al “corpo” e alle sue espressioni che si è invitati a cogliere e a comprendere il mistero del Logos che si fa sarks; la logica dell’Incarnazione si ricompone nel mistero della liturgia, dove il linguaggio rituale è chiamato a svolgere un ruolo essenziale per un culto “in Spirito e verità” (Giorgio Bonaccorso).

 

… lo sguardo si concentra sui contenuti…

Le parole introduttive con cui Mons. Felice Di Molfetta ha aperto i lavori – portando anche il saluto del Presidente e del Segretario generale della CEI (Card. Angelo Bagnasco e Mons. Mariano Crociata) – hanno dato immediatamente il senso del Simposio. Il ricordo delle decisioni di un Concilio e il tratteggiare a grandi linee gli intensi lavori della riforma liturgica permangono come punti essenziali per continuare a elaborare un’ermeneutica da condurre all’insegna di quella correttezza che non si abbassa a livello di misere elucubrazioni o a nostalgici rimpianti, ma che fa tesoro di tutto il passato per viverlo nell’oggi e andare oltre.
Specularmente, le parole conclusive di Mons. Piero Marini – già Maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice – sono state un invito a guardare in avanti, con quella fiducia che scaturisce dal fatto che la liturgia è anzitutto opus Trinitatis; un’opera che si attua in linguaggi umani, come espressione di tutte le culture che aperte al Vangelo e che ne incarnano il messaggio nella propria storia. Di tutto questo la liturgia è simbolo, attuazione, risposta e profezia.
Il depliant pubblicitario che invitava al Simposio abbracciava idealmente in un unico dinamismo il Missale e il Lectionarium. Non si può parlare del primo senza includere il secondo. Parola ed Eucaristia, mensa della Parola e mensa del pane e del vino sono le due realtà che costituiscono unum actum cultus.
I contenuti trasmessi e ampiamente condivisi nella dialettica degli interventi e delle risposte dei Relatori costituiscono un invito ad intus legere nei libri del Missale e del Lectionarium. A 40 anni dalla loro pubblicazione questi testi domandano di essere conosciuti meglio nelle loro potenzialità. Una conoscenza attuata attraverso una metodologia che sappia avvalersi di una “strumentazione” necessaria e corretta, anche a partire dai temi trattati nel Simposio colti come i più urgenti nel vasto orizzonte che tali libri racchiudono… La pubblicazione imminente di tutto il materiale emerso dal Simposio che apparirà nel n. 3 di Rivista Liturgica (maggio-giugno 2010) permetterà di soffermarsi su punti di riferimento seri per chiunque voglia comprendere la tradizione liturgica della Chiesa di Roma.

 

… con attenzioni diversificate soprattutto a livello di metodo

Le conseguenze di tutto questo implicano attenzioni diversificate e sfide da considerare, che possono essere così individuate (come in un ideale “decalogo”):

  • continuare nello studio biblico-teologico delle fonti che permettono la regolare celebrazione dell’Eucaristia (il Lezionario e il Messale);
  • conoscere il metodo di lavoro con cui è stata realizzata la riforma liturgica per cogliere la linea seguita nel valorizzare la tradizione;
  • far emergere i contenuti spirituali e pastorali racchiusi nel liber princeps della liturgia di Rito romano per dare vigore alla vera spiritualità liturgica;
  • sottolineare il rapporto tra liturgia della Parola e liturgia eucaristica per cogliere il significato dell’unum actum cultus di cui parla SC 56;
  • invitare alla fedeltà al libro liturgico come segno e garanzia di comunione fra le Chiese e all’interno delle stesse assemblee celebranti;
  • approfondire il rapporto tra culto e cultura valorizzando il linguaggio del rito come necessaria attuazione del caro salutis cardo;
  • educare a cogliere la pedagogia che la Chiesa, sulla linea della storia della salvezza, attua nel tempo con la sua liturgia;
  • valorizzare la mediazione rituale come espressione di un linguaggio che coinvolge la persona rendendola un tutto unitario nella lode e nella supplica;
  • rendersi conto che la fedeltà alla tradizione non può misconoscere decisioni dell’Autorità della Cheisa o screditarle se non conformi ai propri gusti;
  • rilanciare il lavoro proprio della formazione liturgica perché questa è la vera “riforma della riforma”, e non le fantasie di superficiali cultori della materia!

Posto in questi termini, il lavoro del Simposio è stata un’occasione preziosa non per «tornare ai “riti tridentini”» (come si puntualizzava con coraggiosa lucidità nel n. 1 di Settimana [10 gennaio 2010, p. 2]), ma per cogliere nell’anniversario dei 40 anni del Missale di Paolo VI il motivo per verificare che l’auspicio del Vaticano II non è caduto nel vuoto, e che la mens dello stesso concilio è stata rispettata e soprattutto attuata.

Il messaggio che i partecipanti al Simposio hanno raccolto con viva soddisfazione si concretizza nell’auspicio iniziale: puntualizzare il rapporto tra Messale e Lezionario e illustrarne i contenuti per approfondire il linguaggio teologico e la documentazione storica a servizio di un’onesta ermeneutica della continuità.

Manlio Sodi

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LA TRADIZIONE LITURGICA DELLA CHIESA DI ROMA

 

A 40 anni dal “Missale Romanum” di Paolo VI
e a 440 dal “Missale Romanum” di Pio V


Tra teologia ed ermeneutica della continuità

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda al numero 1165 che il tempo della Liturgia è il presente; nel suo perenne “oggi” Dio attua la sua salvezza mediante un linguaggio umano, facendosi conoscere realmente e facendo sentire la forza irrefrenabile del suo Amore.
Perciò quando la Chiesa celebra i Divini Misteri si unisce singolarmente al suo Sposo, riceve il suo Spirito, ed è ricreata, ricolmata di grazia ed inviata alla Missione. Tale “tempo” è veramente Festa, dove, toccati dall’amore di Dio, tutti i fedeli sono condotti attraverso un cammino di conversione permanente alla perfezione di tale Amore. La gioia e la forza di questo incontro e questa Salvezza li rende “conoscitori di Dio” e capaci di testimoniarlo con la propria vita e, in questo modo, offrono un culto a Dio.
Il “linguaggio” della celebrazione è legato così pienamente con quello della Rivelazione ed il contenuto che i due esprimono è esattamente lo stesso, Dio, che è la Verità, il Bene, la Bellezza, la fonte della vita. Per cui Chiesa, Parola, Azioni sacramentali, sono realtà che si scoprono e si manifestano con tutta la loro ricchezza nella celebrazione liturgica.
Per queste ragioni la Madre Chiesa, sin dai tempi apostolici, ha curato e trattato con particolare dedizione quanto si riferiva alla celebrazione liturgica. Secolo dopo secolo imparava dalla Parola e dalla Tradizione, specialmente celebrando i Misteri, e, mentre maturava nell’accogliere il Dono di Dio, arricchiva la stessa celebrazione e questa acquisiva, senza diminuire la sua unità essenziale, la polifonica ricchezza di una fede che si è fatta cultura nei diversi posti del mondo.
I libri liturgici, specialmente il Messale, sono una buona espressione di tutte queste realtà, specialmente quando si vede attuato, ovvero utilizzato, nella celebrazione eucaristica della Chiesa (che si fa presente in ogni assemblea che celebra in comunione).
Storia della Salvezza, Parola di Dio, Riti, tutto prende vita nella celebrazione che acquisisce sempre qualche aspetto diverso nelle sue forme, ma che conserva sempre alcuni segni di continuità che aiutano a capire la verità profonda di un unico avvenimento salvifico sempre attuale.
Confidiamo nella fecondità delle riflessioni e dibattiti di questo Simposio che raggruppa gran parte delle forze teologiche e pastorali che lavorano per la Liturgia in Italia. Germogli da questo rigoroso e sereno esame un apporto positivo e costruttivo per dare, così come desidera vivamente il Santo Padre, un nuovo impulso alla vita liturgica della Chiesa affinché possa essere all’altezza delle necessità del momento presente.
L’ampio magistero del Santo Padre sui fondamenti della Liturgia, al di là delle polemiche affrettate o superficiali, ci aiuterà a trovare una strada feconda di progresso nella comprensione del Mistero Liturgico e anche sulla maniera più appropriata perché l’intero popolo di Dio possa parteciparvi pienamente.
La Chiesa e la Storia non procedono per “salti”, né progrediscono per il semplice confronto, ma tenendo conto delle domande sempre nuove e rinnovandosi nel dare risposte attuali, attingendo alla ricchezza del patrimonio di sempre. Ogni nuova sfida non ci porta a rompere con il passato ma ad attualizzare e incrementare ciò che è stato acquisito, offrendolo ad ogni generazione ed in ogni luogo con le proprie necessità comuni o particolari. È in questo dinamismo di dialogo, continuità e sviluppo, dove si comprendono le costanti e le varianti della vita ecclesiale e la stessa “storicità” di ogni credente e della Chiesa e delle sue Istituzioni. In questo contesto si scorge la ricchezza di una “ermeneutica della continuità”, fedele alle radici culturali della tradizione cristiana, di fronte ad una più o meno cosciente “logica” della dialettica che ha mostrato i suoi limiti ed i suoi effetti nocivi.
Rivolgo, pertanto, il mio saluto più cordiale a tutti i partecipanti a questo Simposio ed auspico copiosi frutti che rendano ogni giorno più certo che dalla Liturgia “scaturisce la vita della Chiesa”.

 

Card. Antonio Cañizares Llovera

Prefetto della Congregazione per il Culto divino
e la Disciplina dei Sacramenti

 

Città del Vaticano, 25 marzo 2010

 

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Monastero di Camaldoli (AR)
in collaborazione con
l’Istituto di Liturgia Pastorale - “S. Giustina” (PD)

 

XLV Settimana Liturgico-pastorale - 2010

 

I “colori” dell’eucaristia

 

La celebrazione dell’eucaristia nelle diverse tradizioni cristiane.
Teologia e pastorale a confronto

 

Camaldoli, 19-24 luglio 2010

 

La responsabilità verso l’unità esercitata dal teologo, nel cuore delle diverse chiese cristiane, procede secondo una logica particolare. Al teologo non si chiede semplicemente di “rispecchiare” la condizione della propria Chiesa di appartenenza, ma anche di portarla a maggiore evidenza, di rianimarla, di considerarla nella sua profondità storica e nella sua verità magari nascosta o dimenticata.
Per questo abbiamo pensato di chiedere a diversi liturgisti, teologi, pastori, appartenenti a confessioni diverse, di presentare la “loro” lettura della tradizione di appartenenza, con tutte le distinzioni rispetto all’esterno (le altre tradizioni confessionali) e verso l’interno (le altre interpretazioni della loro stessa tradizione). Ad alcuni abbiamo chiesto un contributo di natura principalmente teolgocio-liturgica, ad altri un approccio di carattere pastorale che possa mettere in evidenza problemi e prospettive nella prassi celebrativa odierna in ognuna delle tradizioni prese in considerazione. In questo modo potremo vedere, nello stesso tempo, le differenze interne ed esterne ad ogni confessione, intorno al tema centrale della eucaristia, della cena del Signore, della divina liturgia sia dal punto di vista della interpretazione teologica, sia da quello della prassi pastorale.
Il vantaggio sarà quello di meglio distinguere i diversi “colori” con cui la “frazione del pane” viene vissuta, celebrata e pensata nelle diverse chiese che compongono il mondo cristiano.  Perché l’unica Chiesa tragga vantaggio, anziché sofferenza, dalla differenza e dalla diversità.

 

Il programma dettagliato sarà disponibile tra breve sul sito www.camaldoli.it

 

Per informazioni e prenotazioni
Foresteria del Monastero di Camaldoli
52010 Camaldoli AR
Tel.: 0575 556013
e.mail: foresteria@camaldoli.it

 

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Una bella notizia che onora l’APL

 

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato: Il Monsignor Stanislav Lipovsek, Vescovo di Celje (superficie: 2.711; popolazione: 291.300; cattolici: 238.800; sacerdoti: 136; religiosi: 62; diaconi permanenti: 2), Slovenia. Il Vescovo eletto è nato a Vojnik (Slovenia), nel 1943 ed è stato ordinato sacerdote nel 1968. È stato finora Parroco della Cattedrale di Maribor (Slovenia). Il neo eletto è socio APL da diversi anni. A lui le nostre felicitazioni e la nostra preghiera.

 

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Una tradizione antica,che non rinuncia ad essere viva

 

"Viva il Concilio" è un sito web - promosso da Giacomo Canobbio, Piero Coda, Severino Dianich, Massimo Nardello, Gilles Routhier, Marco Vergottini, con i cardinali Carlo M. Martini e Roberto Tucci, e il vescovo Luigi Bettazzi. Vi si troveranno a) fonti; b) interventi magisteriali; c) saggi teologici; d) iniziative (testi, video, convegni e pubblicazioni), utili per sollecitare il popolo di Dio a leggere e interpretare “nel cono di luce del Concilio” (Paolo VI) l’agire e la testimonianza ecclesiale nell’oggi della storia. Vuole essere un atto di ringraziamento e un compito per il futuro, per tutti i cristiani che desiderano continuare ad abitare una tradizione antica, che non rinuncia ad essere viva.

 

Per connettersi, cfr. http://www.vivailconcilio.it

 

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