Un ricordo di P. Rinaldo Falsini

«Lo zelo per la promozione e il rinnovamento della liturgia è giustamente considerato come un segno dei provvidenziali disegni di Dio sul nostro tempo, come un passaggio dello Spirito Santo nella sua Chiesa; esso imprime una nota caratteristica alla vita della Chiesa stessa, anzi a tutto il modo di sentire e di agire religioso del nostro tempo» (SC 43).

Con queste parole di Sacrosanctum Concilium Enrico Mazza, grande amico di p. Rinaldo Falsini e suo collega per diversi anni all’Università Cattolica di Milano, apriva, credo in modo assai appropriato, la prefazione al libro Nel rinnovamento liturgico il passaggio dello Spirito (ed. CLV). Il volume, una raccolta di studi di p. Rinaldo Falsini curata dallo stesso Mazza e da Girdano Monzio Compagnoni, è stato pubblicato in occasione del suo 75° compleanno e ripercorre la ricerca liturgica dell’autore. L’espressione “lo zelo per la promozione e il rinnovamento della liturgia” unita all’immagine del “passaggio dello Spirito nella Chiesa” credo che possa essere una chiave di lettura della vita e dell’impegno del p. Rinaldo. Incontrarlo significava venire immediatamente in contatto con questo “zelo” che derivava dalla sua convinzione che il Vaticano II e la riforma liturgica fossero realmente per la vita della Chiesa “un passaggio dello Spirito”.
Io ho avuto la grazia – la considero veramente tale – di conoscere p. Rinaldo Falsini solamente negli ultimi anni della sua vita e del suo impegno nella ricerca e nella divulgazione liturgica. Ci incontrammo alcuni anni fa quando, su suggerimento di Enrico Mazza, lo andai a trovare. Ricordo con commozione quando lo incontrai per la prima volta all’Infermeria dei francescani a Fiesole. Trovai un uomo anziano, ma pieno di vita; un uomo segnato nel suo fisico dalla vecchiaia e dalla salute ormai inferma, ma appassionato per la vita della Chiesa e in particolare per la liturgia che ha tanto amato e per la quale ha speso tutta la sua vita di credente, di studioso e di religioso. Mi venne incontro, pieno di gioia, all’ingresso della infermeria, nonostante camminasse con difficoltà. Un gesto che mi ha fatto comprendere ciò che Enrico Mazza mi aveva più volte detto di lui: era un uomo di grandi relazioni. E anche io l’ho conosciuto così! Infatti, sebbene ci fossimo conosciuti da poco, egli mi ha più volte telefonato al monastero di Camaldoli per un saluto, per ringraziarmi di qualche cosa che gli avevo inviato, per farmi partecipe di ciò che stava scrivendo e per condividere le sue preoccupazioni circa il cammino della riforma liturgica negli ultimi tempi.
Ricordo che,quando ci incontrammo a Fiesole, stava scrivendo un articolo riguardante l’altare nella riforma liturgia voluta dal Vaticano II. Era orgoglioso di poter parlare da testimone diretto di ciò che la Chiesa aveva vissuto nella stagione conciliare e della riforma liturgica e di quale fosse l’intenzione sottostante al dettato conciliare in tale materia. Enrico Mazza in un suo recentissimo ricordo di Falsini ha scritto che egli “era un uomo vero”. Credo anche io che questa sia un’altra caratteristica che, da buon toscano (nacque a Bibbiena in provincia di Arezzo nel 1924), contrassegnava il p. Rinaldo. Io prima lo conoscevo solamente attraverso i suoi scritti, i suoi molti articoli, spesso focosi e appassionati, ma anche quando lo incontrai di persona trovai la medesima persona che si lasciava conoscere attraverso la sua opera di serio studioso e di abile divulgatore. Un uomo di grande semplicità che sapeva mettersi in ascolto anche di chi, come me, aveva una competenza e una esperienza di gran lunga inferiore alla sua.
Il p. Falsini aveva la caratteristica, ormai rara, di aver seguito la riforma liturgica in quasi tutte le sue fasi. Egli infatti fu presente al Concilio Vaticano II fin dal 1962, al seguito di p. Antonelli e svolse la funzione di scrittore-archivista, avendo così la possibilità di seguire da vicino i lavori conciliari. Ma anche dopo il concilio l’impegno di p. Falsini non diminuì, ma fu attivamente impegnato in tutto il processo di applicazione della riforma liturgica conciliare. Fu in un primo tempo nominato consultore in alcuni coetus del Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia, impegnandosi in particolare a riguardo della concelebrazione (coetus XVI) e dell’anno liturgico (coetus XVII). Negli stessi anni che seguirono al Concilio Falsini venne chiamato a collaborare alla preparazione del Messale italiano dalla Commissione episcopale per la Liturgia della CEI. Alla preparazione del Messale italiano (I ed.) il P. Falsini lavorò dal 1964 al 1969. In seguito, tra il 1976 e il 1983 lavorò alla II edizione del Messale.
Da questi pochi cenni circa l’impegno di p. Rinaldo nella riforma liturgica conciliare e post-conciliare, si comprende bene come egli potesse portare nei suoi studi e nei suoi interventi una esperienza unica: quella di aver seguito personalmente e direttamente tutte le fasi, eccetto quella preparatoria, della riforma liturgica. Uno sguardo, il suo, certamente importante per comprendere realmente quale fu lo spirito che guidò quello che il concilio stesso definisce come “passaggio dello Spirito nella Chiesa”, cioè la riforma della liturgia.
Questo suo impegno attivo e diretto nella riforma liturgica così ad ampio raggio divenne per p. Rinaldo anche lo stimolo per la sua opera di insegnamento e di scrittore di numerosi studi e articoli. All’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano insegnò per molti anni fino al 1996 Introduzione alla Sacra Scrittura e Teologia dell’iniziazione cristiana. Da sottolineare tra i suoi tanti impegni la collaborazione fin dall’inizio a Rivista di Pastorale liturgica e il ruolo di consulente di redazione per Vita pastorale. Su quest’ultima rivista, oltre che su Jesus e Famiglia cristiana, gli interventi di p. Falsini sono usciti con regolarità fino alla sua morte avvenuta il 3 maggio scorso.
Il diretto coinvolgimento nella preparazione dei libri liturgici nel post-concilio si nota anche nei commenti ai Prenotanda che egli ha curato. L’ultimo, uscito in collaborazione con Angelo Lameri, è stato il commento al testo della Intitutio Generalis del Messale Romane III edizione, pubblicata nel 2006.
In tutte queste attività di p. Falsini – insieme a molte altre che non ho potuto menzionare e delle quali si può avere una panoramica nel profilo bio-bibliografico curato da Giordano Monzio Compagnoni nel già citato volume Nel rinnovamento liturgico il passaggio dello Spirito – emerge, come ho già detto, un profondo legame tra il suo impegno al servizio della Chiesa universale e delle Chiesa italiana nell’ambito della riforma liturgica e il suo lavoro di ricerca scientifica e di formazione a livello pastorale, per far sì che le novità portate dal Concilio in campo liturgico venissero comprese e recepite nella concreta vita ecclesiale. Anche questo aspetto, per quel poco che posso dire a livello di conoscenza personale – veramente poco rispetto ad altri che lo anno accompagnato con la loro stima e amicizia per lunghi anni –, credo che sia strettamente legato alla personalità schietta, vera e, spesso focosa, di p. Rinaldo. Questo legame tra lavoro diretto per l’attuazione della riforma, studio, impegno pastorale… credo derivasse dal fatto che p. Falsini era un uomo capace di “vibrare” di amore per la Chiesa e per la liturgia. Anche i suoi toni, a volte un po’ polemici, erano dovuti ad una “passione incontenibile”, come afferma Mazza, per la riforma liturgica e per la sua corretta attuazione.
Termino così questo breve ricordo di un uomo e di un maestro che ho solo avuto, lo ripeto ancora una volta, la grazia di incontrare per un breve tratto di vita. Ma è bastato poco per lasciarsi conquistare dalla sua “passione”, quella di chi non teme di giocare tutto su ciò che ha scoperto centrale e decisivo per la sua vita e per il cammino della Chiesa; dalla sua capacità di relazioni e la sua apertura amichevole e sincera.
Vedo in figure come quella di p. Falsini che hanno vissuto la stagione vivace e appassionante del Concilio e del Post-concilio una grande eredità da saper cogliere e continuare, soprattutto per coloro che oggi sono chiamati ad impegnarsi nello studio e nella promozione della liturgia. Per noi oggi queste figure sono anch’esse “un passaggio dello Spirito”.

Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli