Attività


 

 

 

XXXVII Settimana di Studio
24 – 28 agosto 2009

 

«La forma rituale del sacramento».
Scienza liturgica e
teologia sacramentaria in dialogo

 

Villa San Carlo – Via San Carlo, 1
I - 36030 Costabissara – (Vicenza) Tel. 0444 971031

 

 

L’Associazione Professori di Liturgia ha tenuto nei giorni 24-28 agosto 2009 la sua 37^ Settimana di Studio a  Costabissara (Vicenza), sul tema “La forma rituale del sacramento”. Scienza liturgica e teologia sacramentaria in dialogo”.  L’incontro, che continuava un lavoro ormai decennale dell’Associazione, aveva lo scopo di chiarire e approfondire il legame decisivo tra il contenuto teologico dell’atto sacramentale e la sua forma liturgica simbolico-rituale. In effetti, a ben vedere, la teologia degli ultimi secoli, come ha bene sottolineato Sergio Ubbiali nella relazione conclusiva, ha spesso tentato di giustificare  la forma sacramentale dividendo tra atto istituito da Dio (il sacramento) e lode storica dell’uomo (culto). Questa classica distinzione scolastica, recepita e trasformata in modo radicale dal mondo moderno in poi, ha progressivamente creato difficoltà. Così si sono prospettate nuove linee di riflessione: una linea biblica, che riflette in modo quasi inedito sul rapporto tra Gesù di Nazareth e la ritualità (Roberto Vignolo); una linea sistematica, che analizzando la recente tradizione sacramentaria, rileva le luci e le ombre dei tentativi volti a cogliere la rilevanza della azione liturgica per il significato teologico del sacramento, mettendo in guardia da semplici giustapposizioni tra rito e atto di fede (Andrea Bozzolo); una linea antropologica, che ha posto in rilievo l’esigenza di una profonda riequilibratura tra “contenuto mentale” e “forma corporea” nella tradizione della teologia del sacramento (Giorgio Bonaccorso). Si è poi riflettuto anche sul rilievo che la forma rituale ha nella comprensione della “efficacia sacramentale”, sia sul piano di una teoria dei paradigmi necessaria per pensare adeguatamente tale efficacia (Andrea Grillo), sia sul piano di un deciso superamento, nella lettura dei libri liturgici, delle formule meno adeguate, come quelle circa i “riti essenziali” o i “riti esplicativi” (Luigi Girardi), sia sul piano di una valutazione pastorale della azione celebrativa come pratica ecclesiale capace di creare identità, cultura  e di portare al passaggio “dall’etico al simbolico” (Luca Bressan). Un gustoso sondaggio sul rapporto tra verità teologica e pratica liturgica nello specifico del sacramento della penitenza nella eredità tridentina (Angelo Maffeis) e una accurata rassegna sulle modalità e sugli strumenti con cui viene insegnato oggi il sacramento negli studi teologici (Cosimo Scordato) hanno completato il quadro delle relazioni. Il bilancio della settimana è lusinghiero. In effetti è emerso – forse per la prima volta con tanta chiarezza – il compito comune che affianca ormai il lavoro dei teologi sistematici a quello dei liturgisti: si tratta di maturare una lettura unitaria e integrale dell'atto sacramentale, nella quale forma visibile e grazia invisibile recuperino – nella teoria e nella pratica – un’unità inscindibile. Questo significa che il teologo sistematico non potrà più leggere l’azione rituale semplicemente come una “applicazione successiva” di una evidenza teologica maturata senza rapporto con il rito. E viceversa il teologo liturgista dovrà preoccuparsi anche di un’adeguata teoria teologica della azione rituale, senza potersi semplicemente affidare alle evidenze storiche o antropologiche, che pure deve coltivare con tutta la necessaria accuratezza. I percorsi in campo nella teologia italiana risultano, da questo punto di vista, del tutto ragguardevoli. Essi possono contare sulla grande tradizione di studio che, intorno alla “Rivista Liturgica”, dal 1913 riflette sul tema, e che ha trovato in Cipriano Vagaggini e Salvatore Marsili due grandi maestri. Essi hanno avviato una riflessione sul “senso teologico della liturgia” che ha permesso alla Chiesa di maturare quella grande stagione che è stata la Riforma Liturgica. Alle generazioni successive spetta oggi di continuare coraggiosamente e fiduciosamente su quel cammino, affrontando tutte le questioni che si sono aperte proprio a partire da quella svolta e di fronte alle quali il ruolo di una teologia sapiente è proprio quello di elaborare le categorie più adeguate per dischiudere e articolare in toto la forza e la bellezza di una liturgia che sappia nutrire e ispirare l’intera comunità e ogni singolo. La Settimana di Studio dell’ APL ha mostrato in modo persuasivo il grande contributo che la riflessione teologica attuale può dare a una pastorale liturgica che non voglia rinunciare ai guadagni spirituali degli ultimi 50 anni, sapendo assumerli come un grande dono di grazia, ma anche come quel compito di fedeltà e di vitalità della vita ecclesiale, cui il teologo dei sacramenti, il pastore e il cristiano comune – ognuno a suo modo - non potranno mai sottrarsi.

A. Grillo